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Libere elezioni 1/02/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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E mentre Hamas, dopo aver vinto le elezioni, promette che adotterà la Sharia come legge ufficiale di stato, Naila Ayesh, una donna sposata che frequenta spesso Gaza in abiti occidentali, ha già notato un sottile cambiamento dopo le elezioni. “Puoi addirittura sentire i bambini dirti, ‘il tuo capo non è coperto ma è solo questione di tempo. Puoi guidare adesso, ma tra poco non potrai più farlo.”
Lei racconta anche come ha reagito un vicino al fatto che lei mandasse sua figlia ad una scuola americana di Gaza: “Cosa? La mandi alla scuola dei crociati?”, “Perché non la mandi alla scuola Sheikh Ahmed Yassin dove può studiare le lingue come anche il Corano?”. Ayesh aggiunge anche: “Tutto questo accadeva anche prima ma è molto più frequente dopo le lezioni.”

Mi auguro che l’integralismo non abbia il sopravvento dopo queste votazioni. Mi auguro che non vengano cancellati i pochi progressi fatti. Mi auguro infine, ancora una volta, che non sia stato sancito il declino dei diritti delle donne in Palestina.

Fonte 1.
Fonte 2.

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Appello per Caino 28/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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Ne avevo già parlato di Nazanin, nel post inaugurale di questo blog, esattamente qui. Ora ci ritorno.
“Nessuno tocchi Caino” ha lanciato una iniziativa, un appello per salvarla dal cappio. Invito tutti a sottoscriverlo prima che sia troppo tardi, potrete trovare il testo completo qui.

Annuncio per collaborazione 23/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Uncategorized.
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Se qualcuno fosse interessato a collaborare, sarebbero gradite anche semplici cose, come segnalazioni di news o proposte di argomenti da trattare. Per qualunque segnalazione scrivetemi.

Istruzione e libertà 22/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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L’aumento della violenza contro l’educazione delle ragazza nel sud Afghanistan, incluso il recente assassinio di 2 professori, deve essere bloccato con azioni immediate da parte del governo dell’Afghanistan e dalle forze di sicurezza internazionali.
Questa grave escalation di violenza, volta a bloccare l’istruzione delle ragazze, è un pericolo che minaccia il futuro delle stesse. L’istruzione, come sappiamo, è la base della libertà. Nell’ignoranza le persone vengono lasciate alla mercè della forza.

La decapitazione di Malim Abdul Habib e l’omicidio di Mohammed Harif, due professori incuranti delle minacce, sono dei recenti esempi di violenza. Entrambi uccisi da persone ritenute essere dei talebani insorti. Questi ultimi attacchi sono parte di uno schema di violenza contro l’educazione delle ragazze, che ha incluso anche gli incendi di alcune scuole per ragazze e le minacce contro i genitori che mandano le proprie figlie a scuola.
L’educazione delle ragazze è una priorità per lo sviluppo dell’Afghanistan. Governo e forze internazionali devono assicurare le garanzie necessarie per una istruzione senza pericoli, proteggendo scuole, professori, genitori e alunne.

Da: link.

Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi) 21/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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Donne immigrate a Singapore subiscono gravi abusi, inclusa violenza fisica e sessuale, malnutrizione e reclusione nel posto di lavoro.

Dal 1999 sono morte sul posto di lavoro almeno 147 domestiche immigrate per incidenti o suicidio. Queste donne guadagnano la metà del salario medio preso da lavoratori simili, come gli addetti alle pulizie o i giardinieri. Il mancato pagamento dello stipendio, invece, è una lamentela in continua crescita.
Molte domestiche lavorano mesi senza essere pagate per poter risarcire il debito alle agenzie di impiego, lavorando sette giorni a settimana oppure confinate nel loro posto di lavoro. Il rifiuto di Singapore di estendere i diritti dei lavoratori alle domestiche le lascia, di fatto, indifese di fronte agli abusi.
Le famiglie di Singapore assumono approssivativamente 150.000 donne come domestiche, principalmente dall’Indonesia, dalle Filippine e dallo Sri Lanka. Anche se il governo di Singapore ha istituito importanti riforme negli ultimi due anni, alcuni punti chiave come stipendi e orari di lavoro sono ancora lasciati decidere a datori di lavoro e agenzie, mentre le domestiche hanno poco o nessuno spazio per le trattative. Le cose migliorano però, infatti da questo Gennaio i nuovi contratti prevederanno, di diritto, ben un giorno di riposo al mese!
Una intensa concorrenza tra oltre seicento agenzie di impiego ha costretto queste ultime ad accollare i costi di reclutamente, trasporto, addestramento e collocamento alle domestiche. Per pagare queste spese, molte donne lavorano per 4-10 mesi con una paga ridotta o nulla. Diverse agenzie non riescono a fornire assistenza in caso di abusi, affondando le domestiche nei debiti facendo pagare un prezzo troppo alto a quelle che cambiano datore e confiscando loro oggetti religiosi.

Per controllare l’immigrazione illegale, il governo di Singapore impone una cauzione di sicurezza ad ogni datore di lavoro, se la domestica fugge questi deve pagare 2.950 dollari. Inoltre alle domestiche è vietato restare incinte. Queste regole diventano incentivi, per i datori di lavoro, a limitare fortemente i movimenti delle domestiche per prevenirne la fuga e la gravidanza. Ad esempio, alcuni datori di lavoro impediscono alle domestiche di avere giorni di riposo settimanali, proibiscono loro di parlare con i vicini e a volte le chiudono in casa. Forti debiti e il confinamento in casa significa che le domestiche non possono sfuggire seriamente agli abusi.

“Non mi era permesso uscire. Non sono mai andata fuori, nemmeno per buttare la spazzatura…”, dice una intervistata da “Human Rights Watch”, “Mi sentivo come in prigione. Era una vera prigionia. Potevo vedere il mondo esterno solo quando andavo a stendere il bucato.”
Fonte: link.

Umani Disumani 20/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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Foto: 1 2 3 4 5 6

Ci si può abituare alla brutalità nella totale indifferenza. Questa è la conclusione a cui sono giunto dopo aver riflettuto su queste immagini. Un caso di disumana coerenza più che di disumana follia. Disumanizzati dalla normalità che di normale ha ben poco, in questa Cina dalla vita frenetica nessuno guarda più in basso. La vita conta solo se serve.
Così assistiamo a casi che a noi, che abbiamo colto il valore dell’infanzia come grande conquista, ci fanno inorridire. La povertà porta purtroppo a questi casi estremi.
A pagarne le conseguenze, come spesso accade, è nuovamente la donna. Avere una bambina è una disgrazia, per questo vengono gettate via una volta nate. Non è possibile intervenire preventivamente con un aborto selettivo. A causa della limitazione delle nascite viene preferito il nascituro maschio; ancora una volta assistiamo ad una privazione di un diritto alle donne, quello più importante, il diritto alla vita.
Ormai è divenuta una normalità e, a giudicare dalle foto, una normalità “normale”.

Libere di mutilarsi 19/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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Una stima di tre milioni di ragazze e donne, molte di loro nell’Africa subsahariana e nel Medio Oriente, subiscono una mutilazione genitale femminile ogni anno, secondo un rapporto dell’Unicef.

Il rapporto dice che l’usanza – “una procedura pericolosa e potenzialmente mortale” – potrebbe essere eliminata in una singola generazione con impegno e supporto dei governi e delle comunità. E’ una pratica sociale, non religiosa.

Secondo il rapporto, la pratica è una delle più gravi forme occulte di violazioni dei diritti.
Una raccolta migliore di dati ha rivelato che la pratica è più diffusa di quanto si pensasse in precedenza, aumentando la stima annuale di due milioni. A causa della natura privata della MGF (mutilazione genitale femminile) è “impossibile” stabilire il numero di donne o ragazze che muoiono a causa di questa ogni anno.

“In 28 paesi dell’Africa subsahariana e del Medio Oriente dove la MGF è effettuata, circa 130 milioni di ragazze e donne sono state vittime di questa pratica”, dice un comunicato del rapporto.

Quasi metà delle tre milioni di ragazze colpite sono in Egitto ed Etiopia, continua il rapporto. Fermare questa pratica non è solo questione di far rispettare la legge, aggiunge.
La mutilazione genitale femminile, spesso chiamata infibulazione, è una pratica tradizionale che si ritiene aumenti la bellezza di una ragazza, attenui i suoi desideri sessuali, conservi il suo onore e accresca la sua “maritabilità”.
Dove è praticata, fa parte dell’identità sessuale culturale.

“La procedura conferisce un senso d’orgoglio, di maturità e di appartenenza alla comunità”, dice il rapporto. La sua mancata realizzazione “porta vergogna ed emarginazione” della ragazza e della sua famiglia.

Realizzando quanto socialmente sia radicata questa pratica, l’Unicef analizza modi per assicurare che la decisione di abbandonare la MGF rispecchi una “scelta collettiva” piuttosto che imporre un bando forzato. Giovani delegati da Egitto, Sudan, Yemen e altri stanno preparando una dichiarazione per Giovedì sui loro sforzi per promuovere l’abbandono della pratica.

Le più attendibili fonti disponibili sulla diffusione della pratica si concentrano su donne dai 15 ai 49 anni che hanno subito qualche forma di mutilazione genitale, prosegue il rapporto, che sono provveduti principalmente da “Demographic and Health Surveys”. La maggior parte delle ragazze vengono mutilate tra i quattro e i dodici anni.

L’ultima istantanea disponibile per l’Egitto (2003) mostra che il 97% delle donne sposate ha subito una mutilazione genitale. Una indagine condotta in Etiopia (2000) mostra che l’80% delle donne tra i 15 e i 49 anni sono state infibulate.

Tradotto da: link.

Ricordando che in Italia rischiano questa sorte migliaia di bambine, non posso fare a meno di notare che ancora le donne, o meglio, le bambine sono libere di scegliere: mutilazione genitale o vergogna, emarginazione e una vita senza matrimonio.

Approfondimenti:
Infibulazione 1
Infibulazione 2

La libertà di scegliere 18/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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Iran. Nazanin, ragazza di 18 anni. Condannata a morte per impiccagione. Verrà messa alla forca per essersi difesa da un tentativo di stupro, uccidendo il suo aggressore con un coltello. Era nel parco mentre tre uomini, dopo averla immobilizzata, hanno cercato di violentarla. Di fronte a tutti. Sì, nell’indifferenza generale, perché nessuno ha avuto il coraggio di difenderla. Questo il motivo per cui ha estratto il coltello e ferito a morte uno degli uomini.
Nel caso non si fosse difesa sarebbe stata lapidata, sorte che sconta chi commette reato di zina, fornicazione o adulterio. In pratica ha dovuto scegliere tra l’impiccagione e la lapidazione.
Ricordo che le condannate a morte sono soggette, secondo una fatwa emessa da Khomeini nel 1981, ad uno stupro da parte dei carcerieri per impedir loro l’accesso al paradiso; senza distinzioni d’età. Concludendo, la colpa è sempre e comunque della donna; il tutto, ovviamente, sotto gli occhi insensibili degli uomini liberi, quali noi siamo.

Fonte: link.