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Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi) 21/01/2006

Posted by Antonio Beccaria in Human Rights.
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Donne immigrate a Singapore subiscono gravi abusi, inclusa violenza fisica e sessuale, malnutrizione e reclusione nel posto di lavoro.

Dal 1999 sono morte sul posto di lavoro almeno 147 domestiche immigrate per incidenti o suicidio. Queste donne guadagnano la metà del salario medio preso da lavoratori simili, come gli addetti alle pulizie o i giardinieri. Il mancato pagamento dello stipendio, invece, è una lamentela in continua crescita.
Molte domestiche lavorano mesi senza essere pagate per poter risarcire il debito alle agenzie di impiego, lavorando sette giorni a settimana oppure confinate nel loro posto di lavoro. Il rifiuto di Singapore di estendere i diritti dei lavoratori alle domestiche le lascia, di fatto, indifese di fronte agli abusi.
Le famiglie di Singapore assumono approssivativamente 150.000 donne come domestiche, principalmente dall’Indonesia, dalle Filippine e dallo Sri Lanka. Anche se il governo di Singapore ha istituito importanti riforme negli ultimi due anni, alcuni punti chiave come stipendi e orari di lavoro sono ancora lasciati decidere a datori di lavoro e agenzie, mentre le domestiche hanno poco o nessuno spazio per le trattative. Le cose migliorano però, infatti da questo Gennaio i nuovi contratti prevederanno, di diritto, ben un giorno di riposo al mese!
Una intensa concorrenza tra oltre seicento agenzie di impiego ha costretto queste ultime ad accollare i costi di reclutamente, trasporto, addestramento e collocamento alle domestiche. Per pagare queste spese, molte donne lavorano per 4-10 mesi con una paga ridotta o nulla. Diverse agenzie non riescono a fornire assistenza in caso di abusi, affondando le domestiche nei debiti facendo pagare un prezzo troppo alto a quelle che cambiano datore e confiscando loro oggetti religiosi.

Per controllare l’immigrazione illegale, il governo di Singapore impone una cauzione di sicurezza ad ogni datore di lavoro, se la domestica fugge questi deve pagare 2.950 dollari. Inoltre alle domestiche è vietato restare incinte. Queste regole diventano incentivi, per i datori di lavoro, a limitare fortemente i movimenti delle domestiche per prevenirne la fuga e la gravidanza. Ad esempio, alcuni datori di lavoro impediscono alle domestiche di avere giorni di riposo settimanali, proibiscono loro di parlare con i vicini e a volte le chiudono in casa. Forti debiti e il confinamento in casa significa che le domestiche non possono sfuggire seriamente agli abusi.

“Non mi era permesso uscire. Non sono mai andata fuori, nemmeno per buttare la spazzatura…”, dice una intervistata da “Human Rights Watch”, “Mi sentivo come in prigione. Era una vera prigionia. Potevo vedere il mondo esterno solo quando andavo a stendere il bucato.”
Fonte: link.

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